"Non farò come i miei genitori": la promessa che riattiva la nostra storia - il mio metodo come Psicologa a Bari
- 18 giu
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 24 giu
di Angela Maria Nitti

Spesso, diventare genitori è accompagnato da una promessa silenziosa ma solenne:
"Io farò diversamente".
È un desiderio di rottura, un tentativo di proteggere i propri figli da ciò che noi abbiamo vissuto come una mancanza, un peso o un confine troppo stretto.
Ma è davvero possibile ricominciare da zero?
L'identità genitoriale non nasce dal nulla: si costruisce sempre a partire dai nostri genitori, o dalle persone che ci hanno accudito in modo stabile. Questo è il cuore di quello che in psicologia si chiama trasmissione transgenerazionale: il modo in cui esperienze, paure e modelli relazionali passano da una generazione all'altra, spesso senza che nessuno se ne accorga.
L'eredità invisibile dei nostri genitori: tra imitazione e opposizione
Anche quando pensiamo di aver preso le distanze, dentro di noi resta spesso un riferimento più potente di quanto immaginiamo.
La nostra identità di madri o padri si plasma solitamente attraverso tre strade:
Per imitazione: quando riproponiamo, a volte senza accorgercene, gli schemi e i gesti che abbiamo conosciuto.
Per opposizione: quando cerchiamo di essere l'esatto opposto dei nostri genitori, restando però ancora "incastrati" in quella reazione.
Per riparazione: quando cerchiamo di dare ai nostri figli ciò che a noi è mancato profondamente.
Nessuna di queste tre strade è un errore. Sono tutte modi che la mente trova per gestire un'eredità che non ha ancora trovato parole.
Il passato che torna nel post-parto
La gravidanza e i primi tempi dopo la nascita sono momenti "caldi", capaci di riattivare parti antiche della nostra storia familiare. È in questa fase che i fili della memoria intergenerazionale e transgenerazionale tornano a tendersi.
Capita spesso, per esempio, di sorprendersi a pronunciare una frase che diceva nostra madre, pur avendo giurato di non farlo mai. Oppure di provare un'ansia improvvisa di fronte al pianto del proprio bambino, senza riuscire a spiegarsene del tutto l'intensità.
Non sono episodi isolati: sono il modo in cui la storia familiare si fa sentire proprio nei momenti di maggiore vulnerabilità.
Più che una condanna a ripetere il passato, rappresenta un'occasione preziosa.
Guardare a queste dinamiche nel mio studio come psicologa a Bari significa dare un nome a quei nodi che sembrano stringersi proprio ora che siamo noi a tenere in braccio una nuova vita.
Cambiare le domande per scegliere con libertà
Uno dei lavori più importanti che facciamo nel percorso sulla storia familiare è imparare a cambiare le domande. Invece di chiederci come "non essere come loro", iniziamo a chiederci:
Cosa desidero davvero tenere dell'eredità dei miei genitori?
Cosa sento il bisogno di lasciare andare?
Come posso trasformare ciò che ho ricevuto in qualcosa di autenticamente mio?
Riconoscere da dove veniamo è l'unico modo per decidere, con reale consapevolezza, dove vogliamo andare come genitori.
Un primo passo verso la consapevolezza
Se senti che la tua storia familiare sta bussando alla porta della tua nuova quotidianità, sappi che non sei sola. Accogliere un figlio significa anche fare spazio alla propria storia, guardandola con chiarezza e, finalmente, con libertà.
Il mio metodo come psicologa a Bari
Se desideri approfondire questi temi, puoi leggere come lavoro nel mio metodo o scrivermi per un primo colloquio nel mio studio a Bari o online.
Questo tema lo esploro in modo più narrativo su Passaggi sfocati, la mia newsletter su Substack. Se ti va di leggere con più calma, trovi il primo articolo qui: Passaggi Sfocati Substac



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