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Perché amo le foto sfocate: riflessioni sull'incertezza di una Psicologa a Bari.

  • 20 mar
  • Tempo di lettura: 2 min

di Angela Maria Nitti


Libro aperto di Angela Maria Nitti, Psicologa a Bari, durante un percorso di approfondimento clinico e creativo.

Ho sempre avuto un debole per le foto sfocate.

Sia quelle mosse per errore, quelle in cui si vede che qualcosa è sfuggito — il momento, la luce, il soggetto. Ma anche quelle dove la sfocatura sembra quasi una scelta.

In tutti i casi sono quandri dove il contorno non è definito. Dove l'immagine ti chiede qualcosa.

Per molto tempo ho pensato che fosse solo un gusto estetico.

Poi ho capito che c'era qualcosa di più.

L'ho compreso come persona e nel mio lavoro come Psicologa a Bari in studio e online.


L’invito dello spazio non definito

Quando l’obiettivo non è a fuoco, succede una cosa interessante: l’immagine non è completamente "data".

Il nostro sguardo deve fare un lavoro in più per completarla, interpretarla, abitarla.

Le foto perfette sono chiuse in sé stesse. Le foto sfocate, invece, lasciano spazio.

E lo spazio è una forma di invito.

Anche nella vita mi sento più a casa lì: nei confini non troppo netti, nei significati che si muovono, in quelle zone grigie dove le cose non sono ancora definite del tutto — e forse non devono esserlo.


Il paradosso del "mettere a fuoco"

Nel mio studio come psicologa a Bari e online, le persone arrivano spesso con il desiderio di mettere a fuoco. Vogliono capire, vogliono una risposta chiara, un confine netto che sistemi le cose al loro posto.

È comprensibile: quando si sta in un momento difficile, la nitidezza sembra l’unica via d’uscita.

Ma quello che ho imparato in questi anni di percorso con le persone è che la messa a fuoco reale non arriva definendo tutto in anticipo. Arriva attraversando i confini più labili, stando nell’ambivalenza senza avere fretta di risolverla. Lasciando che l’immagine si completi da sola, nel tempo.


Tollerare lo sfocato

Il mio metodo di lavoro si basa proprio su questo: coltivare la pazienza di aspettare. È un lavoro che richiede una certa tolleranza per lo sfocato. E forse, se sei arrivata a leggere fin qui, è perché questa sensibilità appartiene anche a te.


Dettaglio di una tazza di tisana calda tenuta tra le mani nello studio della Psicologa a Bari Angela Maria Nitti, simbolo di accoglienza e ascolto.

Il mio lavoro come Psicologa a Bari

Se senti che questo modo di stare nelle cose ti riguarda, puoi scoprire di più nella pagina dedicata al metodo o, se preferisci, possiamo iniziare direttamente con un primo incontro.


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