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Crescere senza tradirsi: il coraggio di restare interi

  • 30 dic 2025
  • Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 2 giorni fa

di Angela Maria Nitti


Particolare dello studio della Dott.ssa Angela Maria Nitti a Bari: una tazza, fazzoletti e il libro "Esperienze di trasformazione", pronti per accogliere il paziente.

A volte pensiamo che crescere significhi "lasciarsi alle spalle" dei pezzi di noi per diventare persone più adeguate, più funzionali o più accettabili. Ma cosa succede se, in questo processo di adattamento, finiamo per forzare parti importanti della nostra storia a rimanere nell’ombra?


Crescere non dovrebbe essere sinonimo di rinuncia. La vera sfida non è se cambiare, ma come trasformarsi senza negare ciò che siamo: con le nostre contraddizioni, le nostre fragilità e la nostra storia unica.


L’illusione della funzionalità

Spesso, fin da piccoli, impariamo presto cosa è meglio mostrare e cosa è meglio nascondere.


Alcune parti di noi diventano più visibili perché "funzionano" bene nel mondo esterno, mentre altre vengono messe da parte perché appaiono troppo lente, troppo scomode o troppo fragili per il contesto in cui viviamo.


Questo adattamento viene spesso premiato e riconosciuto, ma ha un costo invisibile: nel tempo, sentiamo di "funzionare" perfettamente, ma iniziamo a sentire che non ci siamo davvero.


Qualcosa in noi si irrigidisce e perdiamo quel contatto vitale con ciò che sentiamo autenticamente.


Crescere è trasformare le domande

Nel mio lavoro clinico e nei percorsi di gruppo, vedo spesso che crescere non significa trovare risposte definitive che chiudono il discorso, ma imparare a trasformare le domande.


Dobbiamo passare dalle domande che separano:

  • “Cosa devo scegliere?”

  • “A che cosa devo rinunciare per andare avanti?”

Alle domande che aprono e integrano:

  • “Come posso portare insieme queste parti di me, anche quelle che sembrano opposte?”

  • “Che spazio possono trovare, oggi, nella mia vita adulta?”


Il dialogo come forma di cura

Crescere senza tradirsi inizia proprio da qui: dal permettere a tutte le nostre parti di restare in dialogo, invece di costringerle a scomparire.

È un atto di gentilezza verso se stessi che permette di abitare la propria vita con maggiore pienezza e meno sforzo.

I percorsi – individuali e di gruppo – nascono proprio con questo intento: sostenere un cambiamento che non separa, ma che permette alle diverse parti di noi di dialogare tra loro in modo più fluido e consapevole.

Una riflessione per te: C’è una parte di te che ultimamente hai messo un po’ in ombra per "funzionare meglio"? Cosa succederebbe se oggi le offrissi un piccolo spazio per parlare?

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