top of page

Cosa succede quando i genitori iniziano a parlarsi: rete tra genitori nel post parto

  • 17 mag
  • Tempo di lettura: 4 min

Riflessioni dopo il convegno "Percepire, Muoversi, Crescere" — Nardò, 16 maggio 2026


Convegno Percepire Muoversi Crescere Nardò 2026 - cerchio di genitori e professionisti all'aperto
"Il convegno Percepire, Muoversi, Crescere — Villa Comunale, Nardò, 16 maggio 2026"

Ieri ho avuto modo di parlare al convegno dal titolo Percepire, Muoversi, Crescere.

Nella bellissima cornice della Villa Comunale di Nardò, genitori in attesa, neo-genitori con i loro bambini piccoli, professionisti che lavorano con le famiglie hanno avuto modo di ascoltare e confrontarsi su quanto accade e ha importanza dei primi 1000 giorni.

Laura Inguscio e Arianna Chiriatti dell’associazione “5 Elementi”, hanno moderato con cura e competenza, le colleghe che hanno condiviso il palco hanno contribuito alla costruzione di uno spazio di dialogo autentico, aperto alle famiglie e non solo agli addetti ai lavori.



Di cosa ho parlato

Il titolo del mio intervento “Nelle mani dei genitori: il massaggio infantile come esperienza di benessere, incontro e sostegno nel post parto”.

Relatrici convegno nascita e crescita Nardò - professioniste che lavorano con famiglie nel post parto
"Con le colleghe relatrici"

Ho iniziato con una domanda al pubblico - due, in realtà, una per chi era in attesa e una per chi aveva già attraversato quei primi mesi. Volevo capire cosa portavano con sé in termini di bisogni, cosa si aspettavano o ricordavano. Le risposte sono state diverse nei dettagli, ma convergevano tutte sullo stesso punto: da un lato il bisogno di non essere soli, dall’altro il bisogno di non sentirsi giudicati. Relazione e qualità della relazione.

Di qui ho preso le mosse per parlare di quello che chiamo il buco assistenziale del post parto. Durante la gravidanza il sistema funziona: visite cadenzate, corso preparto, attenzione della famiglia, della comunità, di tutti. C'è un'infrastruttura di cura intorno alla persona in attesa. Poi nasce il bebè, e quell'infrastruttura in buona parte scompare. I controlli diventano radi e focalizzati quasi esclusivamente sul bambino.

Gli spazi di confronto tra genitori si rarefanno. L'isolamento, soprattutto nelle prime settimane, può essere molto intenso.


Il massaggio come pretesto

Faccio l'insegnante di massaggio infantile su modello AIMI da anni, e ogni volta che lo racconto in un contesto professionale sento il rischio che questa pratica venga ridotta esclusivamente a semplice tecnica.

Il massaggio infantile è molto di più di una sequenza di movimenti. È un percorso in cui i genitori imparano a toccare il proprio bambino con intenzione e consapevolezza, un processo dentro cui succedono cose importanti come imparare a leggere i segnali del bebè, a fidarsi di sé stessi. Vedere il bambino rispondere, calmarsi, guardarli, sorridere o al contrario piangere, agitarsi, infastidirsi. Quella risposta in un tempo sufficientemente lento e in uno spazio di non giudizio, restituisce loro qualcosa di prezioso: la possibilità di sintonizzarsi, imparare, utilizzare l’errore o la sbavatura per correggere il tiro per poi sentire che stanno facendo bene.

In un momento in cui il dubbio è costante e il confronto con standard impossibili è ovunque, quella sensazione vale moltissimo, è potentissima.

Ma la cosa che mi ha convinta davvero, nel tempo, è un'altra. Ed è quella di cui ho parlato più a lungo sabato.


Quello che succede nella chat: la rete tra genitori nel post parto

Ogni corso di massaggio che conduco ha un gruppo WhatsApp. Lo uso per condividere materiali, promemoria, qualche risorsa. Ma quello che succede in quella chat — soprattutto dopo il secondo e terzo incontro — va ben oltre le mie intenzioni iniziali.

All'inizio i genitori scrivono rivolgendosi a me. Ringraziano, fanno domande, si rivolgono al professionista. È una comunicazione verticale, e ha senso: stanno ancora prendendo le misure allo spazio, a me, a loro stessi in quel contesto.


Neonato in passeggino al convegno sulla nascita - rete tra genitori nel post parto
"Nardò, 16 maggio 2026"

Poi qualcosa cambia. Iniziano a parlarsi tra loro. Arrivano le foto — la bimba che finalmente dorme nella navicella ("oggi ha proprio funzionato, non ha mai dormito così tanto"), il piccolo con la faccia di chi sta per fare qualcosa di importante ("la faccia di chi sta mollando due bombe atomiche"). Arrivano le risate, i cuori, i messaggi alle sei di mattina in cui qualcuno chiede se anche gli altri bambini fanno così.

Questi scambi apparentemente leggeri, a volte comici, hanno un valore enorme. Dicono: non sei solo, non sei strano, anche noi siamo così. E quella normalizzazione, in un momento di grande vulnerabilità, è spesso più potente di qualsiasi cosa possa dire io o qualsiasi altro professionista.


La rete che si costruisce

Dal mio punto di vista, la comunità tra genitori non è un effetto collaterale del corso. È uno degli obiettivi principali.

In un sistema che spesso lascia soli i neo-genitori proprio nella fase più intensa, costruire reti orizzontali di supporto, tra pari, informali, non medicalizzate, è un atto di promozione della salute a tutti gli effetti. Oltre ad essere una semplice chiacchiera, è prevenzione.


La mia esperienza di post parto risale a vent'anni fa.

Eppure ho ancora chiaro ciò che avrei voluto vivere e non ho avuto la possibilità di vivere: l'incontro con altri genitori, la sensazione che ci fossero altri nella stessa barca.

Qualcuno con cui condividere la fatica e anche la meraviglia, senza doverla spiegare.

È da lì che parto, quando costruisco i percorsi per i genitori. Non solo dalle evidenze scientifiche e dalle teorie studiate sui libri — ma dalla neo-mamma fragile che sono stata; dal bisogno che avevo di una rete tra genitori nel post parto.

È quella parte di me che mi fa da bussola.

 


Commenti


bottom of page