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Mi manco io: il lutto silenzioso del post parto

  • 24 mar
  • Tempo di lettura: 4 min

di Angela Maria Nitti

Madre che tiene in braccio un neonato in un contesto domestico autentico, simbolo della matrescenza e del cambiamento identitario.

C'è una frase che sento spesso, detta sottovoce o scritta in un messaggio a tarda notte. Una frase che di solito arriva dopo un lungo elenco — "mi mancano i miei amici, mi manca andare a cena fuori, mi manca dormire" — e che finisce sempre nello stesso modo: mi manco io.

Chi la dice si affretta quasi sempre ad aggiungere qualcosa: "Ma voglio bene al mio bambino, eh". Come a scusarsi. Come a chiarire che non è una cattiva madre. Come se sentire la propria mancanza fosse in contraddizione con l'amore per un figlio.

Non lo è. E questa distinzione è tutto.


Non sei ingrata. Stai attraversando un lutto.

La parola "lutto" sembra eccessiva quando si parla di maternità. Siamo abituati ad associarla alla morte, a qualcosa di definitivo e grave. Ma il lutto è, nella sua forma più semplice, la risposta emotiva a una perdita reale.

E nel post parto le perdite sono reali. Il tempo per sé. La libertà di movimento. Il corpo come lo conoscevi. La spontaneità di una serata fuori. Il silenzio. La versione di te stessa che sapeva chi era, che cosa voleva, dove stava andando.

Queste cose non scompaiono per sempre — ma nel mezzo di un'esperienza così totalizzante come quella dei primi mesi con un neonato, sembra esattamente così. E il dolore per questa scomparsa è autentico, anche quando nessuno lo riconosce come tale.


Quello che nessuno ti ha detto prima


Quando si parla di post parto, il racconto ufficiale prevede due possibilità: o la madre è felice (magari stanca, ma felice), oppure ha una depressione post parto. Tutto quello che sta nel mezzo — l'ambivalenza, il disorientamento, la nostalgia di sé — rimane in una zona grigia senza nome, senza spazio, senza legittimazione.

Eppure è la zona in cui vive la maggior parte delle donne nei primi mesi dopo il parto.

La psicologia perinatale ha un termine per quello che accade quando si diventa madri: matrescence. È la nascita della madre come persona nuova — un processo che non aggiunge semplicemente qualcosa alla tua identità, ma ne riorganizza le fondamenta.

È destabilizzante, confuso, a volte doloroso. E ha molto in comune con l'adolescenza: un passaggio obbligato verso qualcosa di nuovo che però richiede di abbandonare qualcosa di conosciuto.

Nessuno ti ha detto che avresti potuto sentirla come una perdita. Perché la narrazione dominante sulla maternità non prevede spazio per il lutto. Prevede solo la gratitudine.


Il problema del "goditi ogni momento"

"Goditi ogni momento, passa in fretta." È una delle frasi più dette alle neomamme. È detta con affetto, con buona intenzione. Ed è, nel momento in cui arriva, quasi sempre insopportabile.

Non perché sia falsa. Ma perché quando sei esausta alle tre di notte, quando piangi senza sapere bene perché, quando non riesci a ricordarti l'ultima volta che hai fatto qualcosa solo per te — sentirsi dire che dovresti goderla suona come un'accusa.

Significa che stai sbagliando a non riuscirci. Che c'è qualcosa in te che non funziona. Che le altre ce la fanno e tu no.

Non è così. Ma il senso di colpa che si genera in quella distanza — tra come senti che dovresti stare e come stai davvero — è uno dei pesi più pesanti del post parto.

E spesso è invisibile, perché le madri imparano molto presto a non dirlo ad alta voce.


Amare e mancare a sé stesse: le due cose coesistono

Una delle cose più importanti che posso dirti è questa: puoi amare profondamente tuo figlio e, al tempo stesso, sentire la mancanza della persona che eri. Le due cose non si escludono. Non si contraddicono. Coesistono, e imparare a tenerle insieme — senza scegliere quale delle due ha "il diritto" di esistere — è un atto di onestà verso te stessa.

Quello che senti non è la prova che sei una madre sbagliata. È la prova che sei una persona intera, con una storia, un'identità, dei bisogni che non scompaiono quando nasce un figlio.


Cosa fare con questo sentimento nel post parto

Non ho una soluzione unica da offrirti. Il post parto non è un problema da risolvere — è un passaggio da attraversare. Ma ci sono alcune cose che, nel mio lavoro con le madri e con i genitori, fanno una differenza reale.

La prima è smettere di chiederti se stai sentendo la cosa "giusta". Quello che senti è già reale, e merita spazio.

La seconda è trovare qualcuno — un'amica, una professionista, uno spazio sicuro — dove poter dire le cose senza doverle prima filtrare. Dove non devi aggiungere "ma voglio bene al mio bambino, eh" prima di ogni frase.

La terza è riconoscere che chiedere supporto non significa stare "molto male". Significa prendere sul serio quello che stai attraversando. E questo, spesso, è già l'inizio.


Lavoro con le madri nel periodo perinatale per attraversare questi mesi con più verità e meno senso di colpa. Se ti riconosci in quello che hai letto, puoi prenotare un colloquio qui.

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