La stanza che aspetta: preparare lo spazio è già prendersi cura.
- 5 mag
- Tempo di lettura: 3 min
di Angela Maria Nitti

Stamattina ho rimesso a terra i cuscini.
Ho disteso il telo pulito, ho sistemato i cuscini e la bambola didattica al suo posto. Ho messo la teiera sul tavolo, quella con i fiorellini, quella di sempre, sciacquato le tazze, fatto un refill delle tisane.
Il mio studio, che da tempo non accoglieva corsi di massaggio, oggi riapre a un piccolissimo gruppo. È una soluzione di passaggio, in attesa che la nuova sede sia pronta.
Mentre preparavo lo spazio, ho sentito qualcosa di familiare tornare, una emozione calda, nostalgica, un filo che mi ha riportata indietro di quasi vent'anni.
E ho pensato: “questa cosa che sto facendo, l'ho già fatta, tante volte, in diverse forme”.
Il nido che si prepara
Quando una famiglia aspetta un bebè, prima ancora che arrivi, la famiglia inizia a immaginare come preparare al meglio lo spazio che lo ospiterà. dalla scelta di un colore agli spostamenti dei mobili. Dal lavare i vestitini al sistemare qualcosa di morbido dove si prevede di adagiare il bebè.
È un atto relazionale: come genitore stai creando uno spazio per qualcuno che non conosci ancora del tutto, ma che desideri accogliere, meglio che puoi. Stai pensando ai suoi bisogni prima ancora che li esprima.
In psicologia perinatale, la chiameremmo “sintonizzazione anticipatoria”, una competenza che permette a un genitore (o un caregiver) di prepararsi, non solo praticamente, ma internamente e intimamente, all'arrivo dell'altro.
Preparare lo spazio è già prendersi cura
Quello che ho fatto stamattina non è molto diverso.
Mettere a terra i cuscini, scegliere gli oggetti, pensare a dove si siederanno, a quanto spazio ci vuole tra un telo e l'altro perché ciascuno sia sufficientemente comodo, tutto questo è già cura.

Non è la premessa alla cura: è cura.
Lo spazio dice qualcosa a chi entra prima ancora che si parli.
Dice:
ti aspettavo.
Ho pensato a te.
Hai posto qui.
Nei corsi di massaggio infantile, e in generale nelle attività del post parto, parlo spesso ai genitori di come il tocco cominci prima del contatto fisico.
Comincia nello sguardo, nella postura, nella richiesta del permesso, un momento fondamentale del modello di massaggio infantile AIMI che non riduce il massaggio ad una pratica ma lo porta nel campo dell'intenzione, a me tanto caro.
Le mani che arrivano già presenti fanno una cosa diversa da quelle che arrivano distratte, e i bambini, che non hanno ancora le parole, lo sentono benissimo.
La stanza vale lo stesso, è parte di quello stesso processo di accoglienza.
Il filo che torna
Quasi vent'anni fa ho cominciato a lavorare nel perinatale in questo stesso studio. Lo trasformavo ogni volta: sulla base di chi avrei ospitato, di cosa serviva, di quanta lentezza era necessaria in quel momento.
Ho imparato in quegli anni che uno spazio non è mai neutro. Porta un'intenzione. E quell'intenzione, anche se non esplicitata, anche se non vista, arriva.
Oggi, mentre preparavo, ho ritrovato quella stessa sensazione: il piacere lento di pensare all'altro prima che entri. Di fare spazio nel senso più pieno della parola.
Tra poco i corsi si trasferiranno in una sede nuova, più grande, più comoda, pensata davvero per i bebè e i loro genitori.
Ma oggi sono qui. In questo studio che conosce le mie radici, da cui tutto è partito.
E la stanza è pronta.
Se hai voglia di sapere di più sul massaggio infantile — per te e per il tuo bebè — puoi scoprire di più nella pagina dedicata al corso o scrivermi direttamente.
Per le mie iniziative sul periodo che precede il parto o del post parto, seguimi su instagram.



Commenti